Diffidare del Lampo d’Oriente, detta anche setta del Dio Onnipotente – di Irene PIvetti

La chiamano Lampo da Levante, Folgore da Oriente, o anche Chiesa del Dio Onnipotente, ed è una setta pseudo-cristiana, nata in Cina nel 1991, dall’iniziativa di un certo Zhao Weishan, classe 1951. Diffusa prevalentemente nel sud est asiatico e in Australia, si diffonde ora in Nord America ed Europa, non senza suscitare polemiche e contraddizioni. Nel nostro paese è approdata da un paio d’anni scarsi, facendo la dua comparsa tra l’altro sl Festival della Pace, a Rho, nel gennaio 2018, rivendicando per i suoi aderenti lo status di rifugiato.
In realtà in alcuni paesi del Medio Oriente, come Israele e Libano, la setta è segnalata dai servizi di sicurezza, e piu volte i suoi membri si sono visti negare lo status di rifugiato anche in paesi democratici, dalla Corea del Sud alla Germania. In Corea in particolare 800 richieste d’asilo furono respinte in blocco a Jeju Island, nel 2014, per insufficienza delle prove addotte di discriminazione o persecuzione da parte delle autorità cinesi.
A fronte della persecuzione lamentata dai suoi membri, infatti, il governo Cinese contesta invece loro diversi reati, come rapimenti, sfruttamento sessuale, riduzione in schiavitu, e persino un omicidio, commesso nel 2014 nel Mc Donald’s di Zhaoyuan, nella provincia di Shandong, a sud di Pechino.
Reclutamento e radicalizzazione via internet, profili social orientati a manipolare l’opinione pubblica attraverso informazione e disinformazione, aggiungono elementi di modernità allo schema di comportamento per così dire tipico di molte sette.
Ora, è chiaro che l’Italia è e resta fermamente contro ogni violazione ed ogni abuso, garantendo sempre e comunque i diritti reali di immigrati, minoranze e rifugiati. Tuttavia, viste le circostanze, è certamente necessario sottrarsi ad ogni strumentalizzazione, e ponderare con estrema attenzione ogni rivendicazione in tal senso. Per rispetto dei veri perseguitati, per rispetto della verità, e per rispetto della nostra credibilità.

Irene Pivetti